Friday, March 27, 2015

Greppi: convivenza religiosa all'incontro con ospiti Digos, il fumettista Riverso, don Marco Tenderini e l'Imam Moez Samtì

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Cogliere le diversità culturali non come un ostacolo, ma piuttosto come il punto di partenza per favorire azioni di convivenza e pace. Un tema estremamente attuale, che martedì mattina ha animato l'assemblea d'istituto promossa nell'aula magna dell'istituto superiore Alessandro Greppi di Monticello.


Le immagini dell'assemblea d'istituto, ospitata martedì mattina nell'aula magna delll'istituto Greppi

Una discussione "a più voci", alla quale sono stati invitati in primo luogo gli studenti del biennio e a seguire quelli del triennio.


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Al centro un obiettivo comune a tutti gli "attori" scolastici e agli ospiti intervenuti: "prendere coscienza del fatto che camminiamo tutti sullo stesso pianeta", come hanno ben spiegato i ragazzi che hanno introdotto l'incontro.


A parlare dell'obiettivo della convivenza e della diversità come sorgente d'interesse, e non di odio o violenza, sono state chiamate alcune figure di spicco legate a diversi campi d'azione: il coordinatore della Digos di Lecco Domenico Nera e il fumettista satirico Tiziano Riverso. Con loro c'erano anche due "rappresentanti" del mondo cattolico e di quello islamico: don Marco Tenderini e Moez Samtì, presidente del Centro Culturale Assalam di Lecco.


"Sono tanti gli interrogativi ancora aperti sui temi fanatismo e terrorismo. In Italia se n'è iniziato a parlare negli anni Settanta con le Brigate Rosse, ma le domande oggi sono ancora tante"
 ha esordito il giornalista Vittorio Colombo, moderatore dell'incontro, che ha ceduto la parola al caricaturista pluripremiato Tiziano Riverso.


Quest'ultimo si è soffermato sui recenti fatti di Parigi, dicendosi personalmente e professionalmente dispiaciuto per la brutale uccisione di alcuni "colleghi" attivi per Charlie Hebdo.


Il fumettista Riverso all'opera durante l'assemblea

"La satira è per me l'espressione più libera possibile, è una forma di critica alle figure del potere, esiste da secoli ed è riconosciuta come modalità per esprimere le proprie opinioni. Nel mio lavoro uso quotidianamente la matita e non certo i kalashnikov per ‘colpire' i miei nemici, spesso immaginari. Il mio diritto di fare satira è sacrosanto, spetta a me come uomo e come cittadino a porre dei limiti al mio operato in base al buon senso"
 ha affermato.


A sinistra Tiziano Riverso e don Marco Tenderini. A destra, invece, Vittorio Colombo, l'Imam Samtì e Domenico Nera della Digos Lecco

Spazio poi all'intervento dell'Imam Moez Samtì, che si è riferito con profondo dispiacere alla tragedia avvenuta pochi giorni fa al museo Bardo di Tunisi. "Io vengo dalla Tunisia e il mio è sempre stato un paese laico, che lascia ad ognuno il diritto di professare liberamente la propria religione. Noi musulmani andiamo fieri di questa libertà, ci sentiamo vicini agli europei e vogliamo dare un segnale di speranza perché il cambiamento è possibile. Siamo stati anche noi duramente colpiti da questo terrorismo che non guarda in faccia nessuno, né cristiani né musulmani. L'Islam racchiude in sé grandi correnti, vi chiedo di non generalizzare associando il terrorismo alla nostra religione. Solo la conoscenza ci permette di allontanare la paura".


Concorde nel sostenere il confronto reciproco come occasione di crescita e di "servizio civile" anche don Marco Tenderini, intervenuto in qualità di collaboratore della Caritas ambrosiana. "La violenza, soprattutto se propugnata in nome di Dio, è un sacrilegio come ha detto recentemente anche Papa Francesco. Non esiste! Nessun Dio dice di uccidere l'altro.




Convivere in nome dell'uomo significa sottolineare che la pacifica convivenza è insita nella natura umana. Tutti ci riempiamo la bocca della parola pace, ma poi finiamo per favorire la guerra. È un'ipocrisia, - ha aggiunto il sacerdote di Cinisello Balsamo - bisogna smascherare le menzogne e ridare alle parole il loro vero significato e valore. La guerra è sempre sbagliata, non esiste una guerra giusta o ingiusta. Bisogna avere la consapevolezza che scegliere di favorire l'incontro tra persone di diversa provenienza religiosa o culturale è la base per costruire una pace vera. La religione non può mai essere strumentalizzata né presa come pretesto per fare la guerra".


A chiudere gli interventi il capo della Digos lecchese, Domenico Nera, che ha ricordato in breve la lunga sequenza di atti terroristici che hanno insanguinato dagli anni Settanta il suolo nazionale italiano. "Noi lavoriamo affinché la libertà democratica sia salvaguardata. Ciò che fa paura al terrorista è la nostra possibilità di autodeterminazione, ossia il fatto che noi possiamo scegliere liberamente come condurre la nostra vita. 


Non dobbiamo accettare la provocazione della paura! Come forze dell'ordine, chiediamo continuamente alla società di isolare la violenza per evitare che questa venga imposta contro i principi di lealtà e coerenza".


La mattinata si è conclusa con le numerose domande, richieste ed osservazioni sollevate da studenti e insegnanti intervenuti con grande interesse all'assemblea.



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